lunedì 13 luglio 2015

Piccolo racconto d'estate










Tra altre – a occhio e croce – ottantadue fobie, ho la fobia delle rane. Anzi, a voler esser più precisi, di quelle che dalle parti dove son cresciuta chiamano “bodde”. Da lì le espressioni gentili per sottolineare un certo sovrappeso di talune fanciulle («quella sembra una bodda») o espressioni varnacolari (come se in Toscana mancassero) più “figurative” che effettive: «ho mangiato così tanto che mi sento una bodda». Fatto sta che ho le fobie delle bodde. Di quelle robe enormi, informi, incolori che quando camminano riescono anche ad alzare le zampe somigliando a un automa partorito dalla mente perversa di uno che – invece – le bodde mi sa che le ama. 





Io, quando ero piccola-piccola, mica ce l'avevo questa fobia. Sono certa che mi è stata attaccata (tipo virus che si insinua lentamente senza farsi scorgere) da un'amica di mia nonna che veniva verso le 14.00 a prendere il caffè. E questa qui, tutte le sante volte, attaccava con la filippica delle rane... di quanto fossero mostruose, orripilanti, perfide. È che io quando ero piccola-piccola le raccoglievo pure, le rane. E tenevo quelle piccole-piccole nella mia mano piccola-piccola, quando ero piccola-piccola. Però, nel tempo m'è cresciuta la fobia. 






Spesso, quando rincasavo con mia nonna, ne trovavo una sul primo gradino delle scale esterne. Accucciata, rintanata al buio. Pronta a saltarmi addosso per distruggermi. Però non ha mai saltato. Mentre io ho rischiato più volte di conficcarmi la ringhiera nella rotula sinistra perché le volavo, le scale, quelle sere. Così mia nonna arrabattò alla buona una specie di pedagogia-salva-rotula e una sera mi infilò una rana nel letto. Perché secondo lei, in questo modo, mi sarebbe passata la paura. Se non ricordo male credo di aver dormito sul tappeto per almeno tre mesi. Poi fu la volta di mia zia – in quanto sorella di mia madre si alterca con lei per esultare sul trono della malvagità – la quale, tutte le volte che bevevo a stomaco vuoto, mi diceva di non farlo perché: «ti vengono le rane in pancia». Sant'iddio. Nell'acqua ci sono i girini. Poi la buttarono sulla psicologia. E ci fu chi perseverò a raccontarmi del solito rospo che una volta baciato diventa principe. Ma io volevo la casa con l'ascensore rosa della Barbie, non un principe. Poi fu la volta dell'amico che abitava al secondo piano della casa al mare e che allevava girini. E quindi, poche storie, bodde. Le teneva in un secchio pieno d'acqua per studiarne l'evoluzione e la crescita. Una volta mi mise davanti a una specie di macchia di Rorschach costituita da un essere a metà fra un girino e una rana. Hey, piano, che c'ho già un'infanzia difficile, io. Iniziai a piangere come un ossesso e a balbettare con un filo di voce: «perché...». Poi però lui mi fece ascoltare per la prima volta Otis Redding, mi portò a mangiare un gelato («sì, però con tanta panna») ed io non ci pensai più, almeno fino a quando non molestai ossessivamente il bagnino per chiedergli se era veramente sicuro che nel mare le rane non ci fossero. 






Negli anni mi son trovata tante volte davanti a rane, bodde e rospi. Una volta quasi ne pestai una. Un'altra volta, in campeggio, una mi salì su un piede. Pesano. Sono pesanti. E lente. E credo, alla fine, che questa mia zoofobia derivi dal fatto che sono lente. Mentre io anche troppo “veloce”. Arrivata in Piemonte, certi di farmi cosa gradita, mi portano in una piola tradizionale. Il cameriere mi ficcò nel piatto la mestolata di un'entità melmosa e quando mi dissero che erano «ottime rane in carpione» piantai un tale casino che i miei vicini di tavolo furono molto indecisi se chiamare i carabinieri o uno psichiatra. Stesso dicasi quando alla mia professoressa di Biologia delle superiori venne la brillante idea di vivisezionare una rana.






In ogni caso le sogno spesso e se dovessi dar retta al Don Juan di Castaneda dovrei cominciare a prendere seriamente in considerazione che la rana sia il mio animale totemico. Altrimenti detto: tutto da rifare. Ché tanto una morale questa fiaba non ce l'ha.


PS: non vi dico la fatica a selezionare le foto...

El.





Nessun commento:

Posta un commento